All About Jazz-Italy review by Angelo Leonardi


Lawnmower – West (CF 178)
I componenti di questo quartetto sono artisti d’avanguardia trenta/quarantenni che per formazione, esperienza e produzione musicale si collocano in un’area dove le usuali etichette (jazz, rock, elettronica, ambient ecc…) sono inopportune: i generi sono così amalgamati che è impossibile separarli uno dall’altro.

I quattro musicisti si conoscono e collaborano da anni in formazioni a geometria variabile ed in questo disco realizzano un progetto attraente, dove prevalgono melodie statiche, climi ipnotici e torridi, dove l’influenza del blues è palpabile tanto quanto un certo country alla Frisell. Non mancano momenti di sperimentazione rumoristica o impennate espressive verso il free ma il progetto è ben delineato e gli sviluppi formali suggestivi anche se non particolarmente originali.

Tra i brani più riusciti ricordiamo l’iniziale “One,” dove il contralto inizia delineando semplici linee melodiche su brandelli chitarristici iterati fino a giungere a tensioni parossistiche nella parte centrale. Su analoghe coordinate si sviluppa “Two,” con Jim Hobbs sempre protagonista, che mette a confronto una dimensione iniziale lirica e appassionata con una parte finale rumoristica e concitata. Chiari riferimenti alle concezioni espressive di Ornette Coleman e Bill Frisell rivelano rispettivamente “Giant Squid” (dal marcato e suggestivo contrasto sax contralto/chitarre elettriche) e “Prayer of Death,” dall’atmosfera sospesa ed evanescente contraddetta dal consueto magmatico finale.
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