All About Jazz Italy review by Angelo Leonardi


cf-128

Angelica Sanchez – Life Between (CF 128)
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Viene dall’Arizona come il marito Tony Malaby e ha tenuto finora un basso profilo, nonostante il suo debutto (Mirror Me) abbia ottenuto alti riconoscimenti, entrando nella top ten dei critici di “Jazz Times” per il 2003.
Vive a New York da 13 anni, Angelica Sanchez, ed ha un talento naturale che ha affinato collaborando con i protagonisti della scena d’avanguardia: da Tim Berne a Susie Ibarra, da Ed Schuller a Mark Dresser, da Greg Tardy a Ben Monder. Guida un proprio trio con Tom Rainey ed il marito (documentato nei due volumi Alive in Brooklyn) ed oggi torna in scena ampliando il gruppo del debutto a Marc Ducret e sostituendo Michael Formanek con Drew Gress.
Registrato nei famosi System Two Studios di Brooklyn, nel dicembre 2007 il disco evidenzia sia le doti strumentali e compositive di Angelica che il fantasioso lavoro dei singoli (in particolare Ducret e Malaby) e del collettivo.
Il percorso musicale si snoda attraverso brani in equilibrio sempre cangiante tra momenti cantabili, venati di sottigliezze folk, e aperture informali; tra episodi rigorosi e trascinanti improvvisazioni, tra richiami alle avanguardie storiche (la libera improvvisazione jazz degli anni settanta) ed il patrimonio espressivo del rock di quegli anni (McLaughlin ed Hendrix convivono nei visionari assoli del francese).

Il tema d’avvio apre con un’introduzione della Sanchez al wurlitzer, la tastiera favorita da Herbie Hancock negli anni elettrici di Miles Davis, ma non crediate di risentire l’ennesimo prodotto legato a quella celebre fase: “514” presenta in rapida successione un tema post boppistico iterato, un veemente assolo di Ducret alla chitarra elettrica e un vibrante intervento di Malaby al tenore mentre la Sanchez distilla in sottofondo accordi acidi. La tensione cresce per interrompersi bruscamente e concludere il brano.
Il brano seguente è una ballad crepuscolare che evidenzia le cameristiche concezioni strumentali di Angelica, passata al pianoforte acustico.
Il terzo brano è ancora diverso e mentre tornano i suoni del wurlitzer il clima successivo è da libera improvvisazione post free.

Avete capito, ogni brano ha un suo percorso e una sua storia. Nel disco c’è fantasia e gusto per la ricerca, condotti con passione e disciplina all’interno di precise coordinate di riferimento sempre alterate e contraddette.
La Sanchez e i suoi si muovono con creatività attraverso brani multiformi e spesso multitematici in una continua tensione emotiva e raffinato equilibrio tra parti scritte e improvvisate. Malaby, Ducret e la stessa Sanchez (versatile ed espressiva in uno stile a metà tra Paul Bley ed Andrew Hill) creano episodi ricchi di tensione e fortemente coinvolgenti.

Un lavoro di pregio che consigliamo vivamente.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=3406

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