All About Jazz Italy review by Enrico Bettinello


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Whit Dickey – Sacred Ground (CF 057)
Negli ultimi anni il batterista Whit Dickey sta lavorando proficuamente con lo stesso nucleo di musicisti: in particolare il sodalizio con Joe Morris, al contrabbasso, ma anche all’occorrenza alla chitarra come nel precedente In A Heartbeat è costruito su un concetto di tempo in cui le fratture segnano le criticità degli accenti.
Ma anche la front-line, con Roy Campbell alla tromba e Rob Brown al contralto, è da urlo e si nutre del continuo scambio dialettico tra due concezioni solistiche e di pronuncia differenti, ma splendidamente abbinate.
Sacred Ground prosegue dunque il percorso intrapreso, mantenendo come nei dischi precedenti una struttura in cui prevalgono brani estesi che consentono alla musica di svilupparsi compiutamente, solitamente a partire da temi semplici e spigolosi, come già emerge dall’iniziale “Vortex”. C’è un sapore aspro e malinconico, quasi threadgilliano, in melodie come quella di “Soldier of Uncertainty”, con i due fiati a rincorrersi in complesse linee sopra una ritmica quasi marziale.
La musica però respira, si dilata, consente al leader di introdurre compiutamente in solo la title-track, quasi che il tema ne rotoli fuori per spinta naturale, così come nello swing rapido di “Vital Transmission” lo spostamento verso territori progressivamente impervi avviene quasi per necessità [qui Dickey si lascia andare a un intenso quanto deflagrante lavoro sui tamburi].
Innestato su una tradizione consolidata – la formazione classica “ornettiana” – il quartetto del batterista è una formazione matura, cui mancano probabilmente una personalità più spiccata nei temi e nelle strutture, ma che dal punto di vista improvvisativo e dell’interplay sta dando ottimi frutti.
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