All About Jazz Italy review by Libero Farnè


Mark O’Leary – On the Shore (CF 091)
****
Dopo collaborazioni con Paul Bley, De Johnette ed altri, negli ultimi tre anni il chitarrista irlandese Mark O’Leary ha autoprodotto una quindicina di CD a suo nome, per la Clean Feed, la Ayler e soprattutto la Leo. Il che mi fa presupporre che egli abbia deciso di investire energie e denaro in una sistematica e ambiziosa operazione di autopromozione, dando un’immagine il più possibile completa e sfaccettata della sua ampia visione estetica e delle sue capacità di compositore, organizzatore e solista. Tanto più che, soprattutto nell’intrecciare trii solidi ed equilibrati, ha avuto l’accortezza di contornarsi di volta in volta di musicisti più quotati ed esperti di lui: Mat Maneri (Self-Luminous) e Matthew Shipp (Chamber Trio), Tomasz Stanko e Billy Hart, Uri Caine e Ben Perowsky (Closure), Steve Swallow e Pierre Favre (Awakening), Cuong Vu e Tom Rainey (Waiting} oppure Eyvind Kang e Dylan Van Der Schyff Zemlya)… Sta di fatto che questa ingente produzione discografica ci rivela un personaggio di talento, dotato di un’ottima tecnica, spinto da un mirato eclettismo ad affrontare progetti differenziati, di musica ora totalmente improvvisata, ora attentamente preordinata.
La musica di On the Shore, composta dal chitarrista ed incisa nell’ottobre 2003 in California, evolve con molta sapienza attraverso varie atmosfere. “Staring at the Sun” e “Point Sketch” sono i brani più movimentati, ritmicamente marcati, ed il leader emerge con assoli sorprendenti per velocità e piglio deciso. Gli altri episodi del CD sono circoscritti in suggestioni più pacate, modulate in una lenta meditazione, ora ieratica e quasi liturgica, ora onirica ed evanescente.

Indubbiamente O’Leary tiene sempre in pugno la situazione ed è il responsabile del buon risultato complessivo. I tre partner si attengono alle sue direttive, somministrando cadenze, contrappunti e colori. Jeff Kaiser e John Fumo appartengono a quella genìa di trombettisti attuali, misurati e intimisti, avviata in America da personaggi come Ron Miles, Cuong Vu ed altri. Alex Cline si conferma maestro di una percussione raziocinante, tenuta sotto controllo anche nei momenti di maggiore energia.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=3134

+ There are no comments

Add yours