All About Jazz Italy review by Vincenzo Roggero


Nobuyasu Furuya Trio – Bendowa (CF 159)
“La musica veramente buona ti costringe a pensare ed è questo il motivo per cui non è né agevole né facile da ascoltare. I musicisti oggi si preoccupano di come apparire e non di cosa dire ed è per questo che il jazz è morto. Suonano tutti allo stesso modo. Possono avere anche un’idea o un progetto, ma non hanno anima”. Sono questi stralci, assolutamente condivisibili, del Nobuyasa Furuya pensiero riportati nelle note di copertina della sua ultima fatica discografica.

E, ad avvalorare le sue parole, il multistrumentista e valente cuoco giapponese (leggetele attentamente le note di copertina) diviso tra Berlino e Lisbona, licenzia un disco che uguali ad altri proprio non è, o forse uguale ad altri lo è nella diversità. Nella ricetta culinaria di Furuya vi si ritrovano un po’ tutti gli ingredienti che da sempre caratterizzano la cosiddetta musica creativa: energia spesso selvaggia, assoluta libertà sintattica e morfologica, tradizione come base di partenza per esplorazioni anche estreme, incroci pericolosi tra generi e stili, e via dicendo.

Ciò che contraddistingue Bendowa, titolo di un libro del maestro zen giapponese Dogen, è il profondo senso religioso, meditativo che avvolge le cinque lunghe improvvisazioni. La libertà espressiva dei tre musicisti, anche nei momenti di maggior ferocia esecutiva, è come se fosse distillata attraverso un processo di trascendenza, o avvolta da un alone mistico che elimina le scorie e filtra la purezza del messaggio musicale. L’interesse di Furuya per la musica colta di matrice europea si manifesta nella grande attenzione posta dal trio all’uso degli spazi e alla definizioni delle voci strumentali e rende questo Bendowa un opera dalle molteplici suggestioni.
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