All About Jazz Italy review by Vincenzo Roggero


Julian Argüelles Trio – Ground Rush (CF 191)
Con due pezzi da novanta come Michael Formanek e Tom Rainey alle spalle – o meglio fianco a fianco – è difficile sbagliare un disco. A meno che prenda il sopravvento la carenza di idee. Ma Julian, il più giovane dei fratelli Arguelles, sembra proprio non soffrire di problemi di questo tipo. Costituitosi nel 2004 e rodato da diversi tour in Europa e negli States, il trio esordì con Partita, disco assai apprezzato per la maturità di compositore e di solista messa in mostra dal musicista anglosassone, residente in Scozia.
Dopo quasi sei anni ecco Ground Rush, lavoro nel quale si privilegia, come nel precedente, la composizione di media durata, il racconto breve e compiuto, una sorta di sintesi a volte anche eccessiva del ricco materiale sonoro. Ma differenza di Partita, dove il debito nei confronti dei grandi trii del passato e del presente (Rollins, Ornette, Evan Parker, Lacy…) seppur risolto con grande personalità, era piuttosto evidente, in questo Ground Rush Arguelles mostra tutta la sua caratura di sassofonista moderno, rispettoso della tradizione ma sensibile alle sollecitazioni della contemporaneità.

L’iniziale “Mr. Mc” è un brano danzante che gioca ad elastico con la metrica e dove il tenore del leader si muove ondivago alla ricerca di possibili equilibri. “Fife” ha un andamento circolare nel quale il tema del brano ricorre ciclicamente, con leggere variazioni che lo trasformano in una sorta di ninna nanna lisergica alla quale è difficile resistere. “In Filthy Rich” prende il sopravvento l’anima più libera di Arguelles impegnato in una improvvisazione senza rete che esalta l’interplay del trio. “Boulerias” è l’omaggio ad una terra affascinante, la Spagna, e ad una delle sue forme musicali più nobili. Mentre la conclusiva “Redman” ci catapulta nel mezzo degli anni settanta e nelle atmosfere care al quartetto americano di Keith Jarrett.

Così Julian Arguelles, con l’abilità tutta sua di rivestire di un aura melodica materiali sonori i più disparati e ostici, marchia a fuoco un disco robusto, consistente e godibile dall’inizio alla fine.
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