All About Jazz Italy review by Vincenzo Roggero


SKM (Stephen Gauci / Kris Davis / Michael Bisio) – Three (CF 189)
Valutazione: 4 stelle
Stephen Gauci ha avuto come maestri Joe Lovano, George Garzone e Frank Wess. Kris Davis è sempre stata affascinata dal possibile connubio tra musica contemporanea e jazz. Michael Bisio è forse il contrabbassista che si avvicina di più al lirismo inquieto di Charlie Haden. Tre musicisti quindi che flirtano con una tradizione in movimento e che hanno trovato nel corso degli anni una propria via al rinnovamento del linguaggio jazzistico.

In Three si gettano a capofitto nella libera improvvisazione – “Now” è l’unico brano scritto ed è una straordinaria esibizione al contrabbasso archettato di Michael Bisio – condividendo storie, visioni, sensibilità, prospettive assolutamente personali. Ne esce un album sorprendente, spiazzante, ammaliante come il canto delle sirene, per certi versi cerebrale ma lontano da intellettualismi fuori luogo, perché si avverte continuo e instancabile, il pulsare nella materia della creatività, del mettersi in gioco con il cuore e con l’anima.

SKM è un trio che si potrebbe definire di stampo cameristico (l’assenza di ritmica e la strumentazione non possono non rimandare alla storica formazione Giuffre/Bley/Swallow) ma la musica che produce è tutt’altro che immobile, rigida e priva di swing. Anzi il diverso approccio dei musicisti e il loro differente background producono una tensione continua quasi palpabile fisicamente, con il piano metafisico della Davis che accende il sax ruvido e abrasivo di Gauci mentre il contrabbasso di Bisio punzecchia con linee melodiose le asimmetrie del flusso sonoro.

Three è album da gustare appieno, con preziosità che emergono ascolto dopo ascolto. E due perle a illuminare il tutto. “Something from Nothing” è brano che nasce dal nulla davvero – le corde pizzicate del pianoforte, il legno del contrabbasso leggermente percosso, le chiavi del sassofono ad alimentare il ritmo – che progredisce come una sorta di Bolero minimalista e un po’ schizofrenico. Mentre in “No Reason to or Not to” ogni cosa sembra accadere per caso, salvo poi magicamente ricomporsi tra cambi di tempo e spazi che si dilatano e comprimono dolcemente.

Una delizia!

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