All About Jazz Italy review by Vincenzo Roggero



Jason Stein’s Locksmith Isidore – A Calculus of Loss (CF 104)
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Se si eccettua “That’s Not a Closet“, brano strutturato, riconoscibile, identificabile con alcuni canonici estetici della musica afroamericana, A Calculus of Loss si può considerare una sorta di work in progress su sculture sonore. Perché le improvvisazioni del trio sono sfuggenti, deformate e deformabili, in perpetua ed istantanea evoluzione.
Sono sufficienti un fremito percussivo, una vibrazione d’ancia, un inflessione del violoncello per alterare la percezione di una musica che sembra assorbire energia dallo spazio circostante e dare risalto ai vuoti, ai buchi neri dell’improvvisazione.

Proveniente dalla ricca scena di Chicago e componente dei Bridge61 di Ken Vandermark, Jason Stein è uno dei pochi musicisti in circolazione che si dedica esclusivamente al clarinetto basso. Se il riferimento scontato non può che essere il grande Dolphy, Stein è troppo intelligente per cercare di diventarne l’ennesimo epigono. Si inventa, così, uno stile del tutto personale, nel quale il clarinetto basso perde i suoi connotati di strumento rigido e poco malleabile, non tanto a favore di una virtuosistica agilità quanto per trasformarsi in sofisticato esploratore timbrico, efficace grimaldello per scardinare intricati lucchetti sonori.

Con The Calculus of Loss, Jason Stein licenzia un album di debutto coraggioso, anticonvenzionale, colto, di sorprendente maturità, che ne rivela anche le qualità di interessante compositore.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=2847

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