Musicboom review by Vittorio LoConte


Daniel Levin Trio – Fuhuffah (CF 129)
Incisioni come questa del violoncellista Daniel Levin sono una sorpresa per il jazz contemporaneo. Non tanto per il genere, perchè ormai il free non lo è più, ma per il coraggio di mettere in piedi una formazione originale, che non ha precendenti e che subito incuriosisce a livello sonoro..

Potrebbe ricordare il Revolutionary Ensemble di Leroy Jenkins, con quegli intrecci di corde che prendono alla gola l´ascoltatore, quelle atmosfere in cui in classici strumenti della musica classica vengono ridefiniti nelle loro coordinate. La ritmica di Levin è un´altra, al contrabbasso c´è Ingebrit Håker Flaten, ma residente in Texas, ed il batterista è l´afroamericano Gerald Cleaver, non solo come persone, ma anche come impostazione, come tipo di approccio a dei brani in cui il leader cambia continuamente il suono dello strumento, usato sia con l´archetto che con il pizzicato.

È spesso un corpo a corpo dei due strumenti ad arco, un modo di rinnovare il rapporto fra questi due strumenti, che spesso si avvolgono in linee che esprimono energia allo stato puro, lontani da estetismi, classicismi, completamenti presi da un incontro in cui il contatto suona quasi fisico. E dietro loro i ritmi di Cleaver, un altro elemento indispensabile nel modo in cui il trio si presenta, con le sue folate sui piatti, i suoi tamburi che non cessano mai di contribuire all´evento.

Senza compromessi, evitando ogni routine i tre ci intrattengono con le loro improvvisazioni fino al finale “Wiggle” dedicato a Jimmy Lyons, uno delle figure principali dle movimento free, in cui si crea una atmosfera simile a quelle che ha lasciato nelle sue indimenticabili incisioni (da non dimenticare quelle su Black Saint!).
http://www.musicboom.it/mostra_recensioni.php?Unico=20100503054818

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