All About Jazz Italy by Enrico Bettinello


CF 150Marty Ehrlich Rites Quartet – Things Have Got To Change (CF 150)
Things Have Got to Change del quartetto del sassofonista Marty Ehrlich è il secondo disco nel giro di pochi mesi, dopo il fantastico Historicity di Vijay Iyer, a contemplare nella propria scaletta un capolavoro negletto del jazz contemporaneo come “Dogon A.D.” di Julius Hemphill.

In questo caso la circostanza non dovrebbe sorprendere più di tanto, dal momento che del compianto musicista di Forth Worth, Ehrlich è stato allievo e collaboratore, nonché – dopo la prematura scomparsa di Hemphill nel 1995 – uno degli artisti più attivi [insieme a Tim Berne] nel portare avanti il progetto e l’eredità del sassofonista, alla guida dell’indimenticabile sestetto di soli sax o riprendendone alcune composizioni nel bel disco Tzadik, One Atmosphere.

L’ombra hemphilliana si estende quindi ben oltre la cover di “Dogon A.D.” e la riproposizione di due temi per quartetto mai incisi dal musicista, “Dung” e “Slices of Light”: è la stessa struttura di questo Rites Quartet, completato dalla tromba di James Zollar, dal violoncello di Erik Friedlander e dalla batteria di Pheeroan akLaff, a richiamare espressamente quel quartetto di Hemphill con Abdul Wadud al violoncello che incise l’indimenticabile disco d’esordio Dogon A.D. nel 1972.

Un’ombra che, come è facile intuire data la statura dei musicisti coinvolti, ravviva i dettagli di questo lavoro più che scurirli: la musica di Ehrlich e soci [registrata in Portogallo per la sempre ottima Clean Feed] avventurosa e lirica, trapunta da un senso blues lacerante e da ipnosi che mettono in contatto le inquietudini odierne con una spiritualità quasi ancestrale, è pervasa da una ricchezza espressiva particolarmente felice, che muove dall’urgenza collettiva per estendersi alle singole voci.

Doveroso citare il lavoro di Friedlander, che evoca atmosfere popolaresche e pennellate cameristiche, così come il guizzante fraseggio di Zollar, mentre akLaff punteggia il tutto con una funkyness dalle mille sfaccettature. Tra temi obliqui e collettivi malinconici, un disco di grande valore.
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