All About Jazz Italy review by Enrico Bettinello


Tom Rainey Trio – Pool School (CF 185)
Valutazione: 3.5 stelle
Chiunque abbia avuto il piacere di vedere/ascoltare Tom Rainey [dal vivo o su disco, più probabilmente nei gruppi di Tim Berne] non avrà avuto difficoltà a riconoscere nel musicista californiano uno dei batteristi più originali e versatili della sua generazione – che pure di talenti dietro i tamburi ne annovera molti.
Per il primo disco a proprio nome, confermando una qualità caratteriale di naturale undestatement, Rainey sceglie di formare un trio paritetico con due delle musiciste più stimolanti in circolazione, la chitarrista Mary Halvorson e la sassofonista tedesca [ma di base a New York] Ingrid Laubrock. Spazio all’improvvisazione dunque – o alla composizione istantanea, dipende da che parte la si guarda – e spazio a una musica spigolosa e non troppo conciliante, che si snoda tra ostinazioni allucinate e raffinatissimi giochi timbrici.

Mary Halvorson si conferma musicista peculiare e inafferrabile: sulla lezione di Derek Bailey immette spruzzi caustici di femminilità postmoderna e asciuttezze urbane, di quelle che sono pronte a lacerarsi su un chiodo arrugginito. La Laubrock per parte sua – l’avevamo già incontrata in trio su disco Intakt [Sleepthief, anche quella volta con Rainey alla batteria – si rivela improvvisatrice sulfurea cui non sono estranei i confini lessicali del blues e della sperimentazione più ardita, ma anche mantiene sempre una densa immediatezza espressiva.

Lontano dalla necessità di una pulsazione, per quanto frastagliata e obliqua come può essere nelle band di Berne, Rainey dà fondo a tutta la sua fantasia timbrica, suadente e inquietante a seconda dell’inclinazione. Ne esce così un disco che difficilmente attribuiremmo alla sola sensibilità del batterista: Rainey dimostra di essere artista aperto e che da questa apertura, dalle frastagliate sovrapposizioni con quella dei musicisti con cui incrocia le idee, sgorgano traiettorie e forme sempre nuove.

Alcuni brani fanno della frammentazione una vera e propria arte, da apprezzare solo nel momento in cui si sceglie coscientemente di frammentare anche l’ascolto. Ma ci sono cose come “More Mesa” che si srotolano deliziosamente tra le mani dell’ascoltatore, solcandone le linee con dolci abrasioni della memoria. Avventuroso.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=5383

+ There are no comments

Add yours