All About Jazz Italy review by Gigi Sabelli


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Tony Malaby – Tamarindo (CF 099)

****½
Tony Malaby, originario dell’Arizona ma emigrato a New York ormai da qualche anno, non è un “giovanissimo”, eppure compare sempre più spesso negli elenchi e nelle indicazioni sui migliori nuovi talenti.

Questo suo nuovo lavoro discografico, che viene presentato in Italia con una serie di concerti proprio in questi giorni, dimostra bene tutto il suo valore sia di strumentista che di compositore. Si tratta di un disco in cui l’improvvisazione conduce il trio verso dinamiche accentuate in un contrasto a tre serrato, con momenti molto liberi e punte drammatiche.

Il primo pezzo del disco e la title track presentano uno sviluppo lungo il quale di alternano dinamiche di segno opposto. Se in “Buried Head” un piatto ride frustato e velocissimo incrocia perfettamente il profluvio di Malaby, in “Tamarindo” una percussività sempre più tambureggiante trova in Parker (qui in forma smagliante) un sodale perfetto nel sostenere il greve suono sassofonistico e nel condurre il trio verso un apice di libertà.

Ma non sono solo questi due i pezzi da incorniciare. Il timbro a tratti violoncellistico che caratterizza l’esecuzione di Parker su “Floreus and Herbacious” conferisce al brano un andamento sinuoso ed è invece un respiro ovattato, rilassato ma febbrile, a incombere su “La mariposa”. Da ascoltare anche “Floating Head”, in cui il tempoo afro-cubano sorretto con maestria viene messo a dura prova e sconquassato da un improvvisazione sassofonistica vulcanica.

Tamarindo non riesce a sottrarsi al paragone con analoghi trii che hanno fatto epoca nella storia del jazz: a momenti viene in mente Albert Ayler, ma anche Sam Rivers e Charles Gayle. In questo senso questo ascolto potrebbe essere lo spunto per riaprire il recente dibattito sul free jazz, sul dopo free e sulla sua attualità o meglio, come alcuni critici sostengono, sulla sua “non attualità”.
Tuttavia, qui come altrove, proprio il valore dell’improvvisazione che è espressione del momento, e forse anche l’indiscutibile unicità di questo incontro, limitano il riferimento “storico” a degli inevitabili retaggi destinati a riaffiorare in chi suona e in chi ascolta più che imporli come dei modelli pedissequi.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=2617

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