All About Jazz Italy review by Giuseppe Segala


Samuel Blaser – Pieces of Old Sky (CF 151)    
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Il secondo album in quartetto di Samuel Blaser definisce in modo nitido il lavoro del giovane trombonista svizzero, che già aveva calamitato l’attenzione con il primo disco a proprio nome, 7th Heaven, con il formidabile Solo Bone, dove ha ribadito doti non comuni di solista, e lo stimolante Yay in duo con l’esuberante Malcolm Braff.
Blaser è ben focalizzato sulle proprie idee e la scelta di insistere sull’organico di trombone, chitarra, contrabbasso e batteria si dimostra ottimale per lo sviluppo di una musica dialogica, a maglie ampie, che sa essere meditativa, intensa e giocata con dinamica intelligenza tra composizione e improvvisazione. Tali motivi sono portati in questo disco ad un grado elevato di maturazione, equilibrio e personalità, centrando l’attenzione su una musica rarefatta e meditativa, sulla linea di una certa estetica sviluppata negli anni dal batterista Pierre Favre, compatriota di Blaser, con il quale il trombonista collabora in modo sistematico.

Intensità contemplativa (mistica, come traspare da alcuni titoli) e capacità costruttiva che stupiscono in un musicista ancora sotto la soglia dei trent’anni. Sottili incanti che nulla spartiscono con certa musica estetizzante ed estatica proveniente dal nord dell’Europa, ma che trovano ragione nell’ampiezza dello spazio prospettico, nella profondità e convinzione poetica, nella capacità di scrittura del protagonista. Si ascolti a tale proposito il brano più serrato nel proprio intreccio, “Red Hook,” dove le linee si intersecano in fitto contrappunto, ricordando la scrittura di Braxton, ma imboccando poi strade originali.

Fondamentale l’apporto dei musicisti coinvolti, ai quali il leader chiede di amministrare uno spazio sonoro ampio, tridimensionale. Il formidabile batterista Tyshawn Sorey interpreta con naturalezza un ruolo di interlocutore al quale è concessa una maggiore densità di fraseggio, ma in modo delicato, filigranato, attento alle sfumature dinamiche sottili e alla logica del contrappunto spontaneo. Il bassista Thomas Morgan, unico superstite rispetto al precedente quartetto di una formazione in continuo divenire, si muove con felpata spazialità, mentre la chitarra di Todd Neufeld mostra empatia particolare nel rapporto con il trombone. La cosa spicca con evidenza in “Mystical Circle” e nei due “Choral”.

Blaser controlla da virtuoso il fraseggio agile e l’emissione multifonica, ma sceglie di limitare ogni eccesso, per concentrarsi sullo sviluppo di un suono d’insieme e sulla costruzione di linee e disegni densi di significato, che giungono al massimo dell’intensità in “Mystical Circle,” meditazione sospesa nel cuore dell’album.
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