All About Jazz Italy review by Vittorio Albani


Sei Miguel – Esfingico – Suite for a jazz combo (CF 170)
Più o meno tutti attivi artisticamente dagli inizi degli anni Ottanta, i cinque primattori di Esfingico lavorano con le vele rivolte al vento dell’avanguardia. Alla guida Sei Miguel, carismatico trombettista ma più che altro creatore ed analizzatore di nuovi suoni di quel particolare micro-universo a se stante che risponde al nome di Portogallo/Lisbona.
Nato nel 1961 a Parigi, vive da tempo a Lisbona dopo una permanenza di alcuni anni in Brasile e viene da tempo portato in palmo di mano dall’attivissima ed attenta Clean Feed, etichetta fra le più intriganti del momento nonché presentato dalla critica che conta non solo delle natie latitudini quale il “miglior segreto portoghese contemporaneo”. Instabilità e precisione sembrano siano prepotenti guide della sua filosofia musicale. Con in più, dalla sua, un effetto sorpresa non da poco che riesce a dare a tutto il senso del progetto un’ideale equilibrio formale e stilistico. Bello è che tale “sorpesa” è sostanzialmente traducibile grazie ad un intelligente lavoro di ricerca sull’elettronica, lontano da ovvi pregiudizi e in modo sostanzialmente differente dai catalogati “nuovi usi” della tecnica ai quali siamo abituati.

Fernando Nagalhaes, giornalista lusitano specializzato fra i più attenti, ipotizza (secondo chi scrive, giustamente) come quella di Sei non sia in realtà canonica “improvvisazione,” bensì una creativa “costruzione di mondi instabili”. Attivo sin dai primi anni Ottanta, Miguel appare – in essenza – quale intelligente creatore di geometrie anche se pubblicamente preferisce presentare se stesso come “semplice jazzista”.

In effetti però, il minimalismo della sua costruzione sonora lascia adito a più prospettive interpretative.

Il puzzle sonoro di questa “suite per jazz combo” è decisamente aiutato dalle iper-discrete presenze del percussionista César Burago, del bassista Pedro Lourenço, del chitarrista Rafael Toral (qui ai feedback controllati) ma specialmente dalle metriche della straordinaria trombonista Fala Mariam, vera pietra angolare dell’impianto sonoro di questo lavoro.

Come piacerebbe a John Cage, questo è un lavoro ibrido, ben giocato su ipotesi classiche e su altre vicine alla free-form jazzistica. Essenziale e avant-garde, esplora gli spazi vicini al suono, offrendo sperimentali ipotesi nascoste, molto vicine ad un qualcosa che ci piacerebbe intitolare “rumore implementato”.

Flussi sonori che potrebbero non sfigurare quali colonna sonora alternativa. Certamente intriganti, quasi che il cervello fosse posto esattamente dietro all’occhio a rivelare tavolozze da usare per la creazione di tensioni emozionali e lavorare su nuove avventure. Anche Eno dovrebbe gioirne.
http://italia.allaboutjazz.com/php/article.php?id=5086

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