All About Jazz Italy review by Enrico Bettinello



Evan Parker / John Edwards / Chris Corsano – A Glancing Blow (CF 085)
Non se ne avranno a male Evan Parker e John Edwards, straordinari sodali da ormai qualche anno, se nel parlare di questo nuovo, importante, lavoro in trio, partiamo dalla presenza di Chris Corsano, elemento di novità e di grande vitalità espressiva nell’improvvisazione triangolata.
Il giovane batterista del New England, da un paio d’anni trasferitosi in Inghilterra, è infatti tra gli artisti più interessanti della sua generazione, un musicista in cui la congiunzione tra la potenza del rock e libertà del free avviene in modo naturale e incontenibile. Noto dapprima per le collaborazioni con Paul Flaherty e Thurston Moore, Corsano ha anche ottenuto gli onori delle “cronache” musicali recenti per la sua partecipazione al nuovo disco di Bjork, Volta, nel quale le improvvisazioni sue e di un altro fenomenale batterista come Brian Chippendale dei Lightning Bolt sono state editate dall’artista islandese nella complessa architettura finale.
Naturale dunque che, messosi in relazione con gli improvvisatori inglesi, Corsano si sia trovato telepaticamente attratto da due musicisti che con lui condividono la capacità di “muovere” il suono, oltre che di generarlo. Due lunghe improvvisazioni – lo “spazio” perché il suono si sposti – registrate a Londra nell’agosto 2006 e prontamente pubblicate dalla Clean Feed, sono il primo documento di una collaborazione che speriamo possa continuare, dal momento che gli esiti sono già considerevoli.
Già forte dell’esperienza con Flaherty, Corsano trova infatti subito le coordinate per scardinare assieme ai compagni le assi del tempo, complice di Edwards – tra i contrabbassisti più travolgenti degli ultimi anni – nel fare ardere una propulsione che al tempo stesso è sfaccettata e ricca di groove [si intenda ovviamente il temine in senso ampio] e lacerando con Parker – qui sia al soprano che al tenore – le trame del suono in perturbanti “zone eversive” che possono mutare rapidamente da uno stato di drone ipnotico [la seconda parte della title-track raggiunge livelli di doloroso “misticismo” laico] agli spasmi più violenti.
Mood, libertà, imprevedibilità, freschezza. La sensibilità con cui si apre “Out of the Pocket”, quasi da ballad infestata dagli spiriti, è una tela che avvolge silenziosamente l’ascoltatore, tale che quando lo stesso si accorge di essere al centro di un rituale pagano in cui ogni suo pregiudizio d’ascolto verrà sacrificato, la sensazione è quella che manchi la terra sotto i piedi. Straordinario è il lavoro di Corsano [sui tamburi] e Edwards, rotolante e magico, mentre Parker ricama alcune delle sue linee migliori.
Travolgente!
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